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Presentazione di Mons. Vincenzo Paglia

Uno dei compiti più delicati che i genitori devono affrontare nell’educazione dei loro figli è la loro formazione affettiva, in modo che possano rispondere alla vocazione più decisiva per ogni essere umano: la vocazione all’amore.

 

Questa vocazione all’amore è un compito fondamentale dei genitori. A tal fine, essi possono contare sull’aiuto di diverse comunità morali ed educative: la scuola, con gli insegnanti e le insegnanti, ma anche sulla collaborazione degli altri membri della comunità ecclesiale, sulla parrocchia con i sacerdoti ed i catechisti, e sugli altri fedeli cristiani.

 

L’opera educativa dei genitori, della parrocchia e della scuola è oggi influenzata, e spesso ostacolata, da alcuni mezzi di comunicazione sociale, tra cui vi sono le comunità virtuali ed i social network che stanno acquisendo ultimamente un’importanza sempre maggiore. Gli adolescenti ed i giovani sono esposti a svariate informazioni riguardanti l’affettività, in generale, e l’esercizio della sessualità, in particolare. In molti casi, questi stessi giovani non hanno i criteri sufficienti per distinguere la verità del bene della sessualità umana, i quali vengono invece sostituiti dall’emotivismo introdotto dai numerosi canali di informazione e di formazione dell’attualità.

 

In questo senso, sono sempre più numerosi i progetti culturali, legislativi ed educativi che sfidano direttamente o indirettamente la visione cristiana del corpo, della differenza e della complementarità tra uomini e donne, dell’esercizio della sessualità, del matrimonio e della famiglia. Essi cercano di riconoscere e legittimare i vari modi in cui la sessualità è vissuta nella società, proponendo visioni che rappresentano un vero e proprio cambiamento antropologico il quale ostacola l’affermazione dell’identità sessuale, delle virtù, dei valori e degli atteggiamenti che integrano la corporeità e gli affetti nella vocazione all’amore, che è alla base di ogni progetto di vita umana piena e di vita buona secondo il Vangelo.

 

Queste difficoltà sono particolarmente evidenti quando i giovani devono fare la loro scelta a favore di un matrimonio fedele ed indissolubile oppure affrontare quotidianamente la ricchezza della vita affettiva e sessuale, sia in seno ad un progetto matrimoniale sia ad un progetto di vita verginale. Il recente Sinodo della famiglia lo ha espresso in questo modo: “Nel mondo attuale non mancano tendenze culturali che mirano ad imporre una sessualità senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi. La questione della fragilità affettiva è di grande attualità: una affettività narcisistica, instabile e mutevole non aiuta la persona a raggiungere una maggiore maturità. Vanno denunciati con fermezza: la grande diffusione della pornografia e della commercializzazione del corpo, favorita anche da un uso distorto di internet; la costrizione alla prostituzione e il suo sfruttamento. In questo contesto, le coppie sono talvolta incerte, esitanti e faticano a trovare i modi per crescere. Molti sono quelli che tendono a restare negli stadi primari della vita emozionale e sessuale. La crisi della coppia destabilizza la famiglia e può arrivare, attraverso le separazioni e i divorzi, a produrre serie conseguenze sugli adulti, i figli e la società, indebolendo l’individuo e i legami sociali” (Relazione finale n. 32).

 

Da qui la necessità di assicurare un’adeguata formazione affettiva che sia sempre più condivisa tra coloro che hanno il compito di sostenere i genitori nella loro opera educativa. Il recente Sinodo dei Vescovi ha ricordato la sfida dell’educazione affettiva in molti dei numeri della Relazione finale al Papa, ma in particolare nei numeri 30 e 31, dove si legge: “Il bisogno di prendersi cura della propria persona, di conoscersi interiormente, di vivere meglio in sintonia con le proprie emozioni e i propri sentimenti, di cercare relazioni affettive di qualità, deve aprirsi al dono dell’amore altrui e al desiderio di costruire reciprocità creative, responsabilizzanti e solidali come quelle familiari. La sfida per la Chiesa è di aiutare le coppie nella maturazione della dimensione emozionale e nello sviluppo affettivo attraverso la promozione del dialogo, della virtù e della fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Il pieno impegno di dedizione, richiesto nel matrimonio cristiano, è un forte antidoto alla tentazione di un’esistenza individuale ripiegata su stessa” (n. 30). “Lo stile delle relazioni familiari incide in modo primario sulla formazione affettiva delle giovani generazioni. La velocità con la quale si compiono i mutamenti della società contemporanea rende più difficile l’accompagnamento della persona nella formazione dell’affettività per la sua maturazione (…). Questa formazione avrà cura di rendere apprezzabile la virtù della castità, intesa come integrazione degli affetti, che favorisce il dono di sé” (n. 31).

 

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia come osservatorio speciale della Santa Sede in questa materia, e assecondando il desiderio di molti vescovi nelle loro rispettive Visitas ad limina in questi ultimi anni, così come i suggerimenti dei movimenti e delle associazioni di famiglie che lavorano nel campo della pastorale familiare, pubblica materiali che possono essere utilizzati nell’accompagnamento degli adolescenti e dei giovani in questo importante campo per la felicità di una vita. Vorrei sottolineare l’unicità di questo progetto che unisce l’attenzione per gli insegnanti con quella per i giovani o gli adolescenti. L’elemento pedagogico in questi due gruppi è pienamente raggiunto e quindi lo è anche l’utilità del servizio stesso. L’interattività e il dialogo, che permette questo stesso progetto, non si limitano ad un freddo manuale di contenuti, ma permettono ai soggetti diversi di interagire, suggerendo, enfatizzando o sviluppando processi che vengono presentati nel progetto. A questo proposito, il Pontificio Consiglio per la Famiglia cerca, attraverso il suo sito web, di far circolare tutte le “pratiche” e le buone “esperienze”. Da questa piattaforma digitale vogliamo rispondere alla chiamata dei nostri interlocutori, e soprattutto delle famiglie, di fronte alla sfida evidenziata dal recente Sinodo della famiglia.

 

Da un altro lato, siamo consapevoli che una seria preparazione al matrimonio si basa sull’iniziazione cristiana e sulla formazione dei giovani alla vita affettiva. Progredire in un’antropologia adeguata oggi non è un optional, ma la base su cui poggia la preparazione adeguata per il sacramento del matrimonio. In varie occasioni, negli ultimi tre anni, Papa Francesco ha attirato l’attenzione su questa fase fondamentale per i giovani i quali, fra qualche anno, incarneranno nelle loro vite il mistero del matrimonio e la creazione di una famiglia.

 

Vi presentiamo, inoltre, un altro progetto che ha una vocazione di continuità insieme a quelli già esistenti: la famiglia, “soggetto responsabile dell’evangelizzazione” e la famiglia, “risorsa per la società”. Questo progetto si inserisce geneticamente e idealmente come base degli altri e aiutando i giovani in questo progetto, che è quello più importante della loro vita, ossia di amare ed essere amati, si ripercuote in modo positivo ed automatico sulla vita della società e della Chiesa.

 

Non mi resta che ringraziare, in modo del tutto speciale, la Sottocommissione per la famiglia e la difesa della vita della Conferenza Episcopale Spagnola che è stata un attore di primaria importanza in questi materiali, così come le varie istituzioni le quali, con i loro consigli ed i loro suggerimenti, hanno permesso che questi materiali vedessero la luce sulla piattaforma digitale ufficiale del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

 

Speriamo che queste unità, che presentiamo ufficialmente e che sono già state oggetto di presentazione parziale e di riflessione nel recente Incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, possano essere oggetto di un ulteriore prolungamento e di una valutazione nel prossimo Incontro mondiale delle famiglie di Dublino nel 2018.

 

Affidiamo a S. Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale e custode della Santa Famiglia, i frutti di questo servizio.

 

                                                                  Città del Vaticano, 21 marzo 2016

 

 

+ Vincenzo Paglia

Presidente

Pontificio Consiglio per la Famiglia

Presentazione di Mons. Vincenzo Paglia

Prologo di Mons. Mario Iceta

La vocazione all’amore è un dono che Dio ci ha fatto e un compito che ci ha affidato. È luogo ove vivere, ove riconoscersi, consolidare la vida e, allo stesso tempo, è un compito da realizzare, una dimora da edificare in compagnia, il cui fine è la comunione con Dio e con gli altri.

Persona e amore sono due realtà profondamente connesse. L’una rimanda all’altra e viceversa. Persona e amore si contemplano reciprocamente. Siamo persone, immagine di Dio, chiamate alla comunione interpersonale realizzata nell’amore. Poiché Dio è amore essendo comunione di Persone, il suo modo d’essere è rimasto impresso nella realtà umana: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza. Maschio e femmina li creò”. L’unità duale dell’uomo e della donna è l’espressione umana di Dio: l’uomo e la donna, chiamati a formare un’unità di vita nell’amore, sono icona della Trinità.

Poiché la vocazione all’amore è un dono immenso e un compito, dobbiamo comprendere questa logica del dono e farla nostra. Ma ciò non basta, dobbiamo anche imparare ad amare. Alla logica del dono segue la grammatica del dono. Dobbiamo imparare i meccanismi, le attitudini, sviluppare le capacità, ordinare la nostra esistenza, acquisire le virtù … per poter costruire e raggiungere la promessa di comunione che l’esperienza dell’amore ci lascia intravvedere.

È il compito che dobbiamo iniziare fin dalle prime fasi della vita. Il bambino percepisce di essere amato, e ciò rafforza la sua personalità, le sue capacità e la sua fiducia nel futuro. Presto si rende conto che questo amore lo interpella anche, esige una risposta, e gradualmente impara ad amare. L’esperienza della famiglia è decisiva particolarmente nei primi giorni della nostra vita. L’adolescenza segna un tempo nuovo in cui, in maniera nuova, si scoprono la corporeità e la sessualità come linguaggio dell’amore. Si tratta di un momento particolarmente delicato. Senza il riferimento alla vocazione all’amore, la sessualità rimane incomprensibile. Come capire, come personalizzare gli affetti, le inclinazioni, le passioni, i desideri, e tutte le dimensioni della percezione del nostro corpo sessuato, richiede un delicato lavoro di apprendimento. L’integrazione della dimensione corporea nella chiamata personale a realizzare la nostra vocazione all’amore è un compito cruciale per la futura esperienza della propria vocazione personale.

Durante la gioventù, il compito dell’educazione affettivo-sessuale che ci permette di amare in modo umano e vero, aperti a una comunione ancor più profonda che è la comunione con Dio, cimenta le qualità personali che ci permetteranno di rendere l’esperienza dell’amore realtà fondante della vita della persona, motore della costruzione di una vita piena e matura, in grado di costruire relazioni autentiche rendendo presente, nella carne e nell’umanità, l’amore di Dio.

A tal fine, e da alcuni anni, la Sottocommissione per la Famiglia e la Difesa della Vita della Conferenza Episcopale Spagnola ha iniziato la preparazione di alcune unità di educazione affettivo-sessuale per aiutare gli adolescenti e i giovani a comprendere la logica dell’amore racchiusa in loro,

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a sviluppare le capacità, le competenze, le abitudini e le virtù che costituiscono la grammatica dell’amore di modo che possano rendersi conto della bellezza e della bontà della vocazione all’amore iscritta nei loro cuori. Ringraziamo i numerosi specialisti che hanno collaborato a quest’opera per la generosità, la competenza e l’esperienza poste al servizio di questo lavoro.

Poiché la famiglia è l’ethos naturale dove impariamo ad amare, è proprio alle famiglie che vogliamo offrire quest’opera. Il nostro intento è quello di mettere a loro disposizione uno strumento che le aiuti a portare avanti il compito prezioso di rendere i loro figli capaci di vivere in pienezza la loro vocazione all’amore nelle sue diverse espressioni, secondo il progetto che Dio ha riservato per ciascuno di loro: nelle future famiglie che costruiranno, nella vita consacrata, nel ministero sacerdotale, nella vita contemplativa, nell’impegno missionario …

Allo stesso modo siamo consapevoli che in questo compito educativo le famiglie sono aiutate dalla scuola e dalla comunità parrocchiale. Si tratta di un materiale che può essere utilizzato in vari modi anche nella catechesi parrocchiale, nell’educazione alla fede per adolescenti e giovani, nella preparazione alla ricezione del sacramento della confermazione, ecc.

Per questo motivo, l’apporto della Commissione Episcopale per l’Insegnamento e della Sottocommissione Episcopale per la Catechesi, come pure l’approvazione da parte della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede, sono stati particolarmente importanti affinché la nostra opera risultasse un materiale versatile da utilizzare con modalità differenti in ambiti diversi dell’educazione e della formazione.

Infine, i vescovi della Sottocommissione Episcopale per la Famiglia e la Difesa della Vita sono grati per l’interesse, l’incoraggiamento e l’accoglienza ricevuti dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il presente materiale, che vogliamo offrire a tutta la Chiesa in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie 2015, è stato realizzato in formato digitale, nella consapevolezza che oggi l’insegnamento si realizza maggiormente attraverso i mezzi informatici. I nostri adolescenti e i nostri giovani sono nati nell’era digitale e noi abbiamo voluto essere presenti in questo luogo in cui essi vivono. Inoltre, essendo on-line, la disponibilità di questo materiale nei vari Paesi e continenti sarà molto più rapida, semplice ed economica.

Affidiamo quest’opera alla protezione della Sacra Famiglia. Gesù, Maria e Giuseppe costituiscono il modello della famiglia umana. In loro contempliamo Dio incarnato, l’Amore divino che sostiene e porta a perfezione l’amore umano. La Sacra Famiglia si prenda cura di tutte le famiglie, principalmente quelle che attraversano difficoltà. L’amabile dedizione con cui Maria e Giuseppe hanno educato umanamente Gesù e hanno modellato il suo cuore siano per noi la grazia che ci aiuta a plasmare il cuore dei nostri adolescenti e dei nostri giovani secondo il Cuore sacro, mansueto, umile, totalmente dedicato di Gesù. Con grande affetto.

 

+ Mario Iceta Gavicagogeascoa

Vescovo di Bilbao e Presidente della Sottocommissione per la Famiglia e la Difesa della Vita della Conferenza Episcopale Spagnola.

Prologo di Mons. Mario Iceta

Mons. Simon: Da Cracovia a Dublino

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha l’onore e il piacere di presentare, nel contesto della Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia, un corso di educazione affettivo-sessuale.

 

Tale progetto, che vede la luce in questo contesto, è frutto di un lavoro lungo e paziente nel tempo. Infatti, attraverso lo speciale osservatorio al servizio del Papa, quale è il Pontificio Consiglio per la Famiglia, numerose istituzioni, associazioni e singole persone hanno manifestato, nel corso degli anni, il desiderio di uno strumento quanto mai necessario per aiutare i giovani in ciò che coinvolge l’essere intimo di ciascuna persona: «Imparare ad amare per essere veramente felici». Si tratta in definitiva di quello che ogni individuo brama e desidera: la felicità. E’ qualcosa di semplice e articolato allo stesso tempo e ha richiesto un notevole impegno da parte di quanti hanno concorso, con le loro capacità, a rendere possibile questo progetto.

 

Parallelamente alle numerose richieste formulate in questo senso e depositate a Roma nel corso del tempo, in Spagna un gruppo formato da coppie di coniugi ha lavorato per anni alla realizzazione del progetto. La questione fu ampiamente trattata nella sede del Pontificio Consiglio per la Famiglia con i Vescovi spagnoli, in occasione della loro visita ad limina a marzo nel 2014.

 

E’ ora il momento di ringraziare S.E. Mons. Juan Antonio Reig Plá e S.E. Mons. Mario Iceta, l’allora e l’attuale Vescovo incaricato per la Pastorale Familiare in Spagna, per l’incoraggiamento alla realizzazione e la fiducia riposta in questo corso di educazione affettivo-sessuale destinato ai giovani e ai loro educatori. Il Dicastero per la Famiglia non disponeva ancora di un così dettagliato itinerario di formazione che, pur essendo nato in un contesto spagnolo, potrà costituire uno strumento di grande utilità anche per altri contesti. Sono numerose ed evidenti le novità che tale progetto presenta, ma mi soffermo ora su due in particolare: l’attenzione rivolta al giovane e l’attenzione riservata all’educatore o docente. Infatti, una delle peculiarità del progetto è rappresentata dall’articolazione pedagogica interna caratterizzata dal costante dialogo docente-alunno e sviluppata nelle differenti tappe della vita giovanile.

 

Di fronte a questa novità, e trovandosi alla vigilia dell’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia, nel settembre del 2015, il Pontificio Consiglio per la Famiglia valutò l’opportunità di presentare il progetto nell’ambito di un evento mondiale il cui tema si collegava, sia direttamente che indirettamente, al progetto stesso: «L’amore è la nostra missione, la famiglia pienamente viva». La scelta di questa tematica da parte di Papa Francesco, per il suo primo Incontro Mondiale come Pontefice, è risultata provvidenziale. Nulla di meglio che indicare nell’amore la missione di ogni cristiano nella costruzione di quel progetto d’amore che è la famiglia e focalizzare l’attenzione sul mistero dell’amore come motore che consente alla famiglia di essere pienamente viva.

 

L’accoglienza di tale progetto in un ambiente affollato da più di 20.000 persone, nei giorni del Congresso teologico-pastorale di Philadelphia, fu un evento straordinario e ancor più entusiasmanti furono le molteplici richieste di potersi avvalere di un così utile strumento all’interno della propria famiglia. In quell’ambiente internazionale si confermò il primato della famiglia nell’educazione integrale dei figli, e  la convinzione che l’educazione agli affetti e alla sessualità non è competenza esclusiva né principale di istituzioni come la scuola, sebbene siano tanto necessarie.

 

Le famiglie tornavano a manifestare in questo modo il loro diritto-dovere nella determinante missione di educare i figli; già il Concilio Vaticano II aveva indicato che l’improrogabile compito di educare le nuove generazioni spetta principalmente al nucleo familiare. Tale considerazione ha fatto sì che il corso di educazione affettivo-sessuale si rivolgesse ad un contesto più esteso di quello meramente accademico.

 

Questa è la prima grande novità che offre il Pontificio Consiglio. Senza modificare il progetto di fondo, salvo piccoli ritocchi sulla base di informazioni provenienti da altre nazioni e continenti, pensiamo, vista l’esperienza di Philadelphia, di uscire dallo schema docente-alunno e di offrire il corso non solo a tutti i docenti, ma anche alle famiglie stesse, ai catechisti che lavorano nelle parrocchie, ai movimenti e alle associazioni ecclesiali e civili che operano nel campo familiare. Pertanto questo corso online può servire a molte persone che, a vario titolo, desiderano adoperarsi per sostenere il matrimonio e la famiglia.

 

Da questo progetto trae arricchimento non solo l’ambito scolastico, ma ogni focolare domestico, ogni parrocchia, ogni associazione può contare su un valido strumento di aiuto ai giovani in ciò che è tanto fondamentale per la loro felicità e per il senso dello loro esistenze. Per cui, attraverso la pagina web del Pontificio Consiglio per la Famiglia, si offre questo utile materiale educativo come corso online in cinque lingue, così da raggiungere il più vasto pubblico. Speriamo che in futuro sia possibile divulgarlo anche in altri idiomi, nella convinzione che, al di là dei diversi contesti culturali, la missione per i giovani appare particolarmente rilevante nell’attuale momento storico.

 

Descriviamo ora brevemente come si articola il progetto:

 

  • Introduzione: si motiva la necessità e l’attualità dell’opera.
  • Obiettivi generali del progetto ed obiettivi di ciascuna delle unità che compongono il corso.
  • Contenuti delle unità didattiche.
  • Metodologia da seguire.
  • Valutazioni dei contenuti e risultati dell’apprendimento.

 

La qualità, l’estensione e l’attenzione che il contenuto stesso delle unità offre al docente, ai genitori, ai nonni, ai catechisti, ai formatori sono veramente innovative. L’ampiezza delle conoscenze fa sì che ciascuno possa analizzare o trarre differenti aspetti, applicarli e confrontarli con il pubblico che ha davanti. Certamente, come diremo dopo, le unità si caratterizzano secondo le età, ma è altrettanto vero che non tutti i bambini e le bambine, anche se hanno la stessa età anagrafica, sono ugualmente sviluppati. Conviene comunque tenere costantemente presente l’articolazione interna e pedagogica di tutta l’opera, che la rende un progetto unico.

 

Sono anche offerte delle schede per i giovani. Si tratta di un momento particolarmente ricco a motivo del coinvolgimento attivo dei giovani, che possono poi valutare e confrontare le schede singolarmente o in gruppo. Esse rappresentano uno strumento e un’occasione opportuni per il dialogo tra i formatori e i recettori; difatti, con l’uso dello stesso linguaggio e del dialogo sia gli uni che gli altri possono trarre insegnamento dall’avventura formativa.

 

L’idea principale del corso, plasmata sull’immagine centrale della tenda da campeggio, ha un impatto immediato: la tenda, i chiodi, le corde, il tetto, la porta con la sua cremagliera, ecc., sono immagini dirette che ci parlano di ciò che si intende trasmettere con il corso, cioè l’avventura del campeggio, l’importanza del gruppo, lo stare insieme, l’impegno richiesto per montare una tenda riflettendo su cosa occorre fare perché la tenda resista e diventi una casa per i suoi abitanti; tenere conto del Sole che illumina e precede e senza il quale il campeggio non ha senso, valutare il rischio dell’imprevisto, ma anche l’allegria nel cominciare e ricominciare quando il progetto di costruzione non riesce la prima volta.

 

Segnalo semplicemente il titolo delle unità:

 

Unità 1:         Io. Persona

Unità 2:         Tu. Sessualità e personalità

Unità 3:         Metto in gioco la mia libertà

Unità 4:         Il cattivo uso della libertà: il peccato

Unità 5:         Un aiuto adeguato: la morale

Unità 6:         Un amore vero

 

In ciascuna delle unità viene quindi offerta una guida per il formatore, delle schede per l’alunno e delle attività «complementari» che favoriscono la formazione, analogamente a quanto avviene nel cinema. Il progetto offre una serie di filmati corrispondenti a ognuna delle unità e a ciascuna tappa dell’età. Ciò rende molto attraenti ed efficacemente pedagogici i contenuti che si desiderano trasmettere.

 

Questa è, a grandi linee, la descrizione sintetica del progetto di educazione affettivo-sessuale che desideriamo ribattezzare «da Cracovia a Dublino». Perché? In primo luogo perché il progetto ha come intento di integrare, migliorare, accompagnare e, inoltre, parte proprio da Cracovia. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia attiverà un indirizzo elettronico per ricevere suggerimenti, consigli, strumenti che aiutino ad arricchire e perfezionare, attraverso esperienze adeguate, il progetto che si presenta a Cracovia. Questo intento di integrazione e di dialogo costituisce l’essenza del progetto stesso. Non è qualcosa che si limita a dare e a ricevere, ma, in queste stesse azioni interpersonali, c’è un cammino di comunione e di dialogo, che sono i pilastri dell’azione umana. Per questo, il progetto che si presenta è l’inizio di un cammino. Non è un corso chiuso e definitivo, quanto piuttosto un’opportunità per raccogliere una grande comunità di persone a collaborare, a contribuire, a scambiare esperienze e conoscenze in questo campo specialissimo che è l’educazione. In definitiva uno strumento che serva a radunare il popolo della famiglia nella costruzione di strumenti che aiutino i giovani a scoprire la bellezza della sessualità e della vita affettiva. In secondo luogo, si vuole sottolineare concretamente e realmente come sia opportuno ed urgente che la pastorale giovanile e familiare siano vicine e in relazione tra loro, senza formare compartimenti stagni.

 

Le esperienze fondamentali dell’umano lo testimoniano: essere figli e fratelli per essere sposi e genitori. Queste esperienze fondamentali di ogni persona hanno come contesto esistenziale la famiglia. Per cui la pastorale familiare non è solamente né principalmente chiamata a risolvere problemi post-matrimoniali, ma a sostenere in modo adeguato le esperienze fondamentali di ogni essere umano, partendo dalla gioia dell’amore.  E, in terzo luogo, c’è l’urgenza di Dublino. Tante volte abbiamo sentito parlare di emergenza e di urgenza educativa. Ebbene, desideriamo accertare se questo progetto aiuterà le famiglie, aiuterà nella preparazione al matrimonio delle future generazioni, aiuterà tanti a scoprire l’autentica vocazione all’amore. La prima tappa, ma non l’unica, per riflettere su tutto ciò sarà, a Dio piacendo, il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà Dublino nell’estate del 2018.

 

Ho appena citato «la gioia dell’amore» nella trasmissione di un progetto che permette alle persone di realizzare la verità nell’amore. Caritas in veritatem, Deus caritas est e, recentemente, Amoris Laetitia, ci parlano in forme diverse e complementari di questi misteri che sono l’amore e la famiglia.

 

Il corso che presentiamo avrà come compito primario, nei prossimi mesi, quello di arricchire i propri contenuti con l’ultimo grande regalo che Papa Francesco ha fatto alla Chiesa: l’Amoris Laetitia. Egli, fin dai numeri iniziali dell’Esortazione Apostolica (38, 55, 56, 80, 84 e ss.) esige che sia rivolta un’attenzione rinnovata e urgente all’educazione. Anche nella parte centrale dell’Esortazione, costituita dai capitoli 4 e 5, la riflessione sull’educazione nella famiglia acquista urgenza ed importanza (148, 151). Analogamente nel capitolo V, intitolato «L’amore che diventa fecondo» (194, 197), il Papa segnala l’importanza dell’educazione nella famiglia. Vi si fa nuovamente riferimento nel capitolo VI, intitolato «Alcune prospettive pastorali» (205, 222), per giungere ad un intero capitolo, il VII, che il Papa intitola «Rafforzare l’educazione dei figli». Qui ci viene offerto un intero trattato di saggezza pedagogica e realista nell’avvicinamento ai giovani.

 

Già dal numero 248 fino ai numeri 270 e 271 troviamo materiale abbondante per la materia da noi trattata. Il paziente realismo a cui ci invita il Papa costituisce l’asse portante per trasmettere e vivere qualcosa di importantissimo da comprendere, accettare e valorizzare: l’avventura dell’amore.

 

Il Papa prosegue nel numero 276: «La famiglia è l’ambito della socializzazione primaria, perché è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere. Il compito educativo deve suscitare il sentimento del mondo e della società come “ambiente familiare”, è un’educazione al saper “abitare”, oltre i limiti della propria casa». Poco più avanti, il Papa aggiunge: «Per favorire un’educazione integrale abbiamo bisogno di “ravvivare l’alleanza tra la famiglie e la comunità cristiana”» (n. 279). E, in questo contesto, il Papa nel numero 280 esprime un sì netto sull’educazione sessuale. Egli scrive: «Dovremmo domandarci se le nostre istituzioni educative hanno assunto questa sfida. È difficile pensare l’educazione sessuale in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità. Si potrebbe intenderla solo nel quadro di una educazione all’amore, alla reciproca donazione. In tal modo il linguaggio della sessualità non si vede tristemente impoverito, ma illuminato. L’impulso sessuale può essere coltivato in un percorso di conoscenza di sé e nello sviluppo di una capacità di dominio di sé, che possano aiutare a far emergere capacità preziose di gioia e di incontro amoroso».

 

Difficilmente si incontra un testo che riassume buona parte della dinamica e degli obiettivi del corso presentato dal Pontificio Consiglio. Il Papa ci dà alcune indicazioni basate anche sulla sua esperienza pastorale e di docente e che delineano il percorso da seguire per aiutare i giovani in questo aspetto centrale della loro vita.

 

Per questo corso sono di particolare importanza le idee che il Papa espone nei numeri 284 e 285. Le trascrivo perché mi sembrano particolarmente rilevanti e utili per il nostro lavoro futuro: «Non bisogna ingannare i giovani portandoli a confondere i piani: l’attrazione “crea, sul momento, un’illusione di unione, eppure senza amore questa ‘unione’ lascia due esseri estranei e divisi come prima”. Il linguaggio del corpo richiede il paziente apprendistato che permette di interpretare ed educare i propri desideri per donarsi veramente. Quando si pretende di donare tutto in un colpo è possibile che non si doni nulla. Una cosa è comprendere le fragilità dell’età o le sue confusioni, altra cosa è incoraggiare gli adolescenti a prolungare l’immaturità del loro modo di amare. Chi è capace di prendere sul serio i giovani? Chi li aiuta a prepararsi seriamente per un amore grande e generoso? Si prende troppo alla leggera l’educazione sessuale» (n. 284).

 

«L’educazione sessuale dovrebbe comprendere anche il rispetto e la stima della differenza, che mostra a ciascuno la possibilità di superare la chiusura nei propri limiti per aprirsi all’accettazione dell’altro. Al di là delle comprensibili difficoltà che ognuno possa vivere, occorre aiutare ad accettare il proprio corpo così come è stato creato, perché “una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere se stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé. In tal modo è possibile accettare con gioia il dono specifico dell’altro o dell’altra, opera di Dio creatore, e arricchirsi reciprocamente”. Solo abbandonando la paura verso la differenza si può giungere a liberarsi dall’immanenza del proprio essere e dal fascino per se stessi. L’educazione sessuale deve aiutare ad accettare il proprio corpo, in modo che la persona non pretenda di “cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”» (n. 285).

 

E’ chiara l’importanza che Amoris Laetitia dà all’educazione in generale e a quella affettivo-sessuale in particolare. Rappresenta una sfida e uno stimolo per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono coinvolti in questo servizio. Noi, genitori, educatori, catechisti, consacrati, siamo chiamati a quella sorta di formazione permanente necessaria per la trasmissione integrale della verità dell’amore, che non è altro che una parte essenziale della rivelazione del mistero trinitario che si percepisce nel mistero del matrimonio e della famiglia aperti alla vita. La sollecitazione del Papa ci deve stimolare a lavorare con realismo, pazienza e soprattutto con gioia nel trasmettere il senso dell’avventura dell’amore.

 

Speriamo che questo corso che oggi presentiamo aiuti i giovani a vivere la gioia dell’amore nelle sua dimensione integrale, secondo l’invito rivolto dal Papa a quanti formeranno le future famiglie del mondo e che saranno i protagonisti non solo dell’avventura dell’amore, ma della civiltà dell’amore nei prossimi anni.

 

Mons. Simon: Da Cracovia a Dublino